Marzo 1917

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 Gualtiero Tumiati – Attore

9 marzo

Stasera torno a Treviso. Sto qui da domenica. Venni per riscuoter un vaglia dell’Ansaldo e comprare cinematografi, ecc.

Ieri andai a veder mamma a Ostia. Stanotte ho dormito laggiù presso gli Agostiniani. Ho riletta stamane la pagina mirabile di Agostino. E torno al mio lavoro.

Lascio qui solo una speranza: che le nubi si dissipino e il giorno dell’Italia venga. Mi stringe il cuore il pensiero di domani cui l’oggi prepara. Oh un uomo, un uomo si rivelasse a noi, un grande uomo, un dittatore!

La miseria domina e sale.

18 marzo

Treviso

Dal mio ufficio al Patronato ore 211/2. 

V’è tanto da imparare in questi giorni dovunque! V’è tanto da temere, da sperare, da consolasi e da affliggersi!

Aiutami, o Signore!

20 marzo

Ore 231/2.

Ieri sera inaugurammo il cinema a Susegana.

Semeria parlò splendidamente.

Oggi siamo stati al 20 Corpo d’armata. Alle 11 Semeria ha parlato ai cappellani e preti soldati ch’io avevo fatto convenire ad Enego, e alle 151/2 abbiamo inaugurato la Casa del Soldato a Campo delle Doghe. Prima Semeria ha parlato all’aperto, poi abbiam tenuto una bella lotteria nella Casa… Stasera nevicata magnifica e terribile. Siamo restati a pranzo da S. E. Montuori. Tutti mi paion sereni qui, pur presentendo l’urto vicino.

Dormo stanotte alla 70 Sezione carreggiata ov’è mio cognato Gianni.

21 marzo

Piovene. Stamane abbiamo inaugurato la Casa di Vittarolo; poi ho accompagnato Semeria a Vicenza e son risalito subito a S. Caterina. Ho visitato a sera Grumello e son giunto qui tardi a prendere gli ultimi accordi per Piovene. Povera Piovene! Bisogna sbrigarsi; se no quanto durerà la casa?

Scrivevo ieri che gli alti Comandi son qui tutti sereni e sicuri. Non valeva notar nulla prima qui di tali cose, ma vado pensando che è bene, che è meglio fissarlo per oggi e per domani. Un comandante di Divisione e tutti i cappellani mi dicevano ieri che i soldati sono stanchissimi e qua e là malcontenti in modo grave.

Altri ufficiali seri e pensierosi parlando amichevolmente han detto ch’essi sperano nello stellone d’Italia.

Non basta ciò, purtroppo! Verranno gli austriaci? E i tedeschi? Certo speriamo e non tarderanno. La neve potrà ritardarli un poco ancora, ma non molto. Tornerà loro l’acqua. In molte parti la nostra artiglieria è scarsa ancora. Cadorna è venuto qui: Speriamo provveda presto. L’ora s’avvicina. Che sia l’ora, della gloria, o mio Dio!

23 marzo

Ieri sera alle 81/2 inaugurai la Casa del Soldato a S. Caterina. Da Contrada Bosco a S. Caterina una nebbia fitta rese difficile il cammino.

Dormii a Vicenza.

Oggi son rientrato a Treviso. E ho riportato con me pensieri gravi. La Bufera s’addensa. Chi sa, nel piano cominciano a verdeggiare i campi: è quest’anno segno di speranza?

24 marzo

Domani andrò a inaugurare la Casa di Piovene. Verrà Mons. Bartolomasi. Strana mentalità! Mi diceva che egli non potrà assistere al Cinematografo se non è più che austero, perché è vescovo… Neppure del Quo Vadis può contentarsi. E di che allora? Volevo dirgli io.

Tempo cattivo da tre giorni. L’ansia cresce però. Tutti vogliono strologare sul futuro! A che pro? Il futuro è nelle mani di Dio, più ancora dell’oggi. Fidiamo in Lui.

Oh! Le belle chiacchierate con l’amico Semeria.

26 marzo

Ieri bellissima giornata a Piovene. alle 11 il vescovo celebrò sul piazzale della villa Benelli e parlò abbastanza bene a numerosissimi soldati. Alle 16 lotteria, alle 18 inaugurazione della Casa del Soldato. Riparlò il vescovo. Folla enorme. Si dette il Quo Vadis.

Oggi avevo combinato con Tumiati per alcune rappresentazioni all’aperto lungo la fronte; ma l’Intendente m’ha fatto sapere che non approvava il progetto. E l’ho smesso. Solo ne ho scritto a Semeria pel Comando Supremo. Lo vedessero meglio loro! Sarebbe così bello e così nobile, parlare dalla scena a migliaia di soldati con drammi patriottici!

31 marzo

Ieri portai Gualtiero Tumiati a tenere una conferenza a Susegana. Parlò magnificamente e declamò alla fine “Cadore” del Carducci. Fu una bellissima, indimenticabile ora. È anima nobile Tumiati. Mi raccontò, tornando, tante dolci cose del Borsi, suo intimo amico! V’è del buono, nel mondo Signore, v’è! Grazie a Te, soavissimo Padre.