Dicembre 1916

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1 dicembre

Il Ministero della guerra pare abbia per fine questo: cercare economie a danno de’ soldati che fanno la guerra e ostacolare quant’è possibile le iniziative del Comando Supremo. Così tutto andrà bene! La Romenia dunque se ne va e la volta nostra s’avvicina. Invece di prepararci fortissimamente a respingere l’urto nemico, noi chiacchieriamo ancora. Mancano uomini e non si richiamano classi; mancano munizioni e cannoni e non se ne moltiplica la produzione. Strano? é l’Italia d’oggi.

4 dicembre

Sera tarda. Riparto finalmente pel fronte. L’ora è grave, come mai è passata sull’Italia. Ho visto S. M. Margherita intelligente sempre e buona; ho lottato colla burocrazia, ho inteso guai e dolori; ho avuto e ho dato parole di speranza e di fede… e parto. Il cuore palpita forte nell’ansia della patria. Signore, benedici!

6 dicembre

Treviso.

Arrivai ieri sera e domani riparto. Comincio a stancarmi. Le povere Case del Soldato approvate lodate incensate non trovano l’appoggio dovuto. Fa pena. Mi tocca arrabattarmi, elemosinando dovunque per esse. Aiutami, Signore!

12 dicembre

Ho rifatto un nuovo giro, Milano – Torino e ho trovato qualche cosa per i miei Soldati. È il tempo che mi vola rapidissimo, inesorabile. Non si arriva. Non siamo proprio nulla quaggiù. Stamane tornando son arrivato per poche ore a Venezia e ho celebrato a S. Marco. Quanto splendore di storia! Pensavo: come eravamo più forti quando ci riuniva un ideale, una fede comune! I nostri comuni e le nostre repubbliche traevano gran parte della loro energia indomabile dalle belle basiliche, cuore dei loro cuori, centri della loro vita , focolari santi di entusiasmo perenne. Che ha sostituito ad esse la civiltà moderna ne’ paesi latini? dopo la Rivoluzione francese specialmente? Forse i monumentini sciocchi delle nostre città? Che? Nulla, ahimè! E il nulla dà il nulla. Sulle rovine fumanti del passato ha gavazzato purtroppo fra noi, per grave colpa della Chiesa pur anche, uno stupidissimo anticlericalismo che ha indebolito l’organismo sano, in fondo, del paese e lo ha reso sensibilissimo all’avvelenamento settario antinazionale. Fortuna che degli uomini di fede austera vi sono sempre rimasti e oggi essi guidano e cercano disciplinare ed elevare la patria alla quale solo retoricamente s’era pensato in passato, fortuna che Dio non può abbandonare l’Italia, se no… La Romenia ha depresso il morale in modo incredibile. Bisogna lavorare a rialzarlo presto per evitare de’ guai serissimi.

22 dicembre

Sera. Quanto lavoro vagabondo in questi giorni! quando il taccuino tace, segno ch’io lavoro di più. È l’ozio e la malinconia che mi riportano qui. Giovedì scorso ero a Gorizia. Un meraviglioso tramonto di fuoco colorì terribilmente i minuti paesi dell’Isonzo, ghignando per le occhiaie vuote delle belle case d’un tempo. Venerdì a S. Floriano una granata mi rispettò per miracolo. Domattina parto pel Cadore. L’anno scorso mi presi una mastoidite, quest’anno? Non lo so. Sono stanco, ma sto benissimo. Per mancanza di tempo non ho cenato stasera. Sia lode a Dio!

26 dicembre

(Palazzo Vescovile. Belluno.) Torno da un giro un po’ faticoso, ma lietissimo. Ho passato la vigilia di Natale a Col di Lana. Cenai presso il Comando del 46 fanteria a Palla. Celebrai Messa a mezzanotte e parlai agli ufficiali e soldati del Comando. Durante la Messa il grammofono portato da me per la sala convegno del 46, suonò pezzi sacri o quasi sacri. Ieri mattina salii a celebrar messa al Trincerone, ai soldati del 45 e parlai anche a loro; poi scesi ad Andraz e con De Lollis andai a colazione al Comando dell’81 Fant. oltre Buchenstein. Feci la distribuzione de’ doni inviati da Roma ed ebbi campo di parlare anche lassù brevemente. Ripassai poi per l’82 e a sera tarda arrivai all’ospedale 61, ove mi fermai stanchissimo. Allegria dovunque e cordialità magnifica. Di molte cose parlammo a lungo con De Lollis sotto un meraviglioso cielo stellato. quanto c’è da fare ancora per rendere grande l’Italia, per rinnovarla! Il morale de’ soldati è buono: quello de’ Sardi specialmente è altissimo. Ma s’intende l’ansia di questi giorni è per una cosa sola, la pace. Verrà essa, e quando? Stasera sono ripassato per la dolce badia di Vedana. Pensare, a così poca distanza dalla guerra atroce, tanta serenità e lietezza di pace cristiana! La vita! Che mistero la vita! In fondo, verso la pianura veneta, l’orizzonte era tutto rosso stasera. In alto brillava il primo cerchio lunare e apparivano le prime stelle quando ho lasciato pensieroso Vedana. Nel mio cuore sentivo la tristezza d’esser ancora legato, appesantito dalla carne fragile e nemica. Quando, signore, la zavorra sarà gettata lontano e mi sarà dato di volare lietamente Te? Quando? Anche la vita individuale è mistero, tutta la vita! Ho combinato varie sale convegno e case del soldato. Grazie, Signore!