Aprile 1917

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Generale Carlo Porro

2 aprile

Giornata faticosa ieri. Risalii l’Isonzo sino a Smast e lo ridiscesi sino a Ronchi, visitando tutte le Case del Soldato. Oggi sono stanco e febbricitante. Sono solo, troppo solo, non posso arrivare. Ché su l’animo gravano pesanti le preoccupazioni del domani!

Sono belle chiacchiere quanto sulla Russia dicono e pensano i nostri capi, i nostri giornali. V’è del torbido là e quanto! E tutti i paesi fremono pel contagio tremendo e i governi non se ne avvedono, sembra!

3 aprile

Dopo Mezzanotte ad Aquileia. Son qui con Bertacchi. Al chiaro di luna abbiamo errato intorno alla basilica meravigliosa, ebbri d’entusiasmo. Italia, Italia sei grande e bella dovunque! Benedicila, o Dio, che l’hai amata tanto ne’secoli.

4 aprile

Presso D. Brizio a Fogliano. Ore 231/2.

In una bella e dolce conversazione presso D. Costantini ad Aquileia diceva candidamente ieri sera Bertacchi: “Io sono come una farfalla, sento tutto il fascino delle Chiese, della fede ecc e non arrivo a trovare una fede positiva… se giro intorno… sono in una crisi grave…”. Simpatico e caro amico, possa trovare presto la tua via serena, la via del Signore!

Oggi siamo andati a Gorgo, Grado l’Isonzato, Cone e poi siamo risaliti a Fogliano presso l’amico comune.

5 aprile

Ore 231/2

Giornata di lavoro e di gioia magnifica. Stamane alle 11 Bertacchi ha parlato agli allievi ufficiali della scuola di Campolongo-Cavenzano, richiamando la dolce figura di Goffredo Mameli, poeta e martire d’Italia. Oggi alle 16 e mezzo abbiamo inaugurato la bella casa di Fogliano. Erano presenti S. E. il general Ciarnio del 13°, il general Gasbaldello della 31 Divis., il general Paolini della 4a Divis., il general della Brigata e un numero grande di ufficiali e soldati. Io ho presentato brevemente Bertacchi che ha poi splendidamente parlato in nome della patria lontana.

La banda del Reggimento all’aperto ci mandava da lungi la sua voce sonora, un concertino di mandolino, chitarra, violino, piano ci ha allietati nella grande sala della Casa cui un pittore triestino, nostro ufficiale, ha affrescata con genialità e grazia singolare.

Stasera infuria il cannone verso quota 144.

Bertacchi è commosso, entusiasta. Ma insieme pensiamo: a quando la fine dello scempio fraterno?

6 aprile

Ore 23

Ho accompagnato oggi Bertacchi e D. Brizio a Gorizia. Siamo stati a pranzo da Cappello a Cormons.

Stanotte, nella speranza di dormire, son venuto qui a una sezione di Sanità. Ma…

Intanto non ho cenato.

È venerdì Santo.

Gloria al Signore!

9 aprile

Sabato lo passammo in gran parte a S. Maria la Longa. Alle 11 Bertacchi parlò ai soldati della Brigata Teramo, presente il general Basso, nella Casa del Soldato. Alle 15 parlò all’aperto alla Brigata Girgenti, presenti il general Gonzaga della Divisione e il general Franceschi della Brigata. La sera visitammo la Casa di Terzo. Il capitano del Presidio non aveva combinato nulla. Il Comando della Difesa costiera voleva sapere chi era il conferenziere, di che parlava ecc. Troncai tutto, raccogliendo nella sala i buoni soldati da me. Bertacchi volle ch’io parlassi loro. Dissi poche parole. Egli si commosse tanto, che parlando dopo di me, cominciò piangendo. A notte risalimmo a Fogliano, conversando di problemi spirituali: Egli ascoltava attento. Lo sentivo commosso sempre.

La Pasqua Santa l’abbiamo passata a Grado, al mattino. Alle 11 Bertacchi parlò nel teatrino del Mameli, con una magnifica improvvisazione poetica da principio. Alle 161/2 inaugurammo il cinematografo di S. Lorenzo di Mossa, presente S. E. Cappello e Garignani. Disse qualche parola Cappello, poi splendidamente parlò l’amico poeta.

Alle 18 salimmo in mesto pellegrinaggio sul Podgora, il Grafenberg, il Peuma accompagnati da un tenente della Brigata Cuneo, un ex alunno del poeta, che era stato fra i primi a irrompere dall’altura alle rive dell’Isonzo, inebriati dalla vista di Gorizia. Tragica visione! Tornando per Cerovo io proposi a me stesso di andarmene appena possibile, cappellano in un reggimento, alla nera fronte combattuta.

Voglio e devo nobilitare anch’io questa povera vita nel sacrificio cruento, voglio abbandonare ogni triste viltà.

Cos’è il lavoro d’oggi di fronte agli eroismi de’combattenti magnifici?

Cosa ho fatto io per la patria? Getta lontano la zavorra, povero vile!

Stamane abbiamo asceso il S. Michele, il più terribile teatro di guerra. Ancora v’ha de’ luoghi orridi dove la mischia odora. Nessun segno di vita. Croci e croci. Delle ossa nude uscivano da una pozza. Solo qualche rarissima mammola nell’immenso sacrifizio anonimo e un povero uccello sperduto.

Il cuore si spezzava dentro. La guerra!

E stasera qui. Pettegolezzi e sciocchezze d’uffici. Sono amareggiato. Non si capisce nulla qui di quanto è lassù tra quelli che soffrono e muoiono, nulla!

Che orribile tristezza!

10 aprile

Galliera Veneta. La messa dopo mezzanotte. Villa De Micheli. Sono con Semeria. Ci siamo trovati stamane all’una alla stazione di Venezia con D’Annunzio. Com’è ingiallito D’Annunzio!

Stasera a Monte Berico alla villa Camerini ho parlato con Cadorna. Passeggiamo nel giardino con Scotti. Andava col suo solito bastone. Molto energico, sicuro, tranquillo. È un uomo che fa bene. Liquida continuamente generali. Mi ha fatto tanti rallegramenti pel mio lavoro.

Stasera abbiamo inaugurato la Casa di Bassano. Mentre Semeria parlava io son scappato a rivedere le Case di Marostica, Chiuppano, Maglio. Vanno benone.

Sia benedetto il Signore!

14 aprile

A Gemona. In casa dell’arciprete.

Torno ora dall’alta Val Sella con P. Semeria. Ho visitato la Casa del Soldato a Dogna e ne ho combinate delle altre, più avanzate. Stasera dormo qui, domani sarò a Treviso.

Ieri da Belluno, salimmo − io, Semeria, Bertacchi − in Cadore. Semeria parlò a Pieve. Bertacchi doveva parlare al Auronzo, poi non si combinò in tempo.

Per la Mauria venimmo a Gemona dove Semeria parlò. Io scappai ad Osoppo dove spero aprire una piccola Casa.

Ieri sera dormimmo a Udine. Stamane Bertacchi è tornato a Padova, noi siam venuti in Val Sella Semeria ha parlato ai soldati a Pietratagliata.

Giovedì 12 inaugurai la Casa di Pian di Salesei. Parlarono Semeria e Bertacchi alla presenza del generale di Divisione Porta, de’generali delle Brigate Alpi, Torino, Reggio e di numerosi ufficiali e soldati. Organizzammo anche un po’ di lotteria. Grande concorso. Ottimo risultato. La sera dormimmo a Belluno. Pranzammo da Robilant.

Tiene molto evidentemente Robilant alla sua conoscenza di questioni religiose, di schermaglie teologiche. Curioso e interessante! Se avesse maggior energia però sarebbe miglior generale.

Mercoledì 11, alle 9 Semeria parlò a Caltrano a soldati della Brigata Pavia. Alle 101/2 eravamo a S. Giacomo Lusiana. Il povero Secco silurato repentinamente, avemmo scarsa accoglienza. Mi dispiacque per Bertacchi che parlò agli allievi ufficiali a Vittarolo con freddezza. Semeria andò a Osteria di Granezze e parlò davanti alla Casa del Soldato alle 14. La sera alle 51/2 Semeria parlò al Battaglione Val d’Adige a Moglio di Coltrano e alle 71/2 alla Casa di Piovene, ove tenemmo anche una lotteriola.

Cenammo a Maglio con gli ufficiali del Val d’Adige. Brindò il capitano Michel e gli rispose magnificamente Bertacchi.

Giornata di lavoro. Oggi dovevo essere a Ronchi ove si inaugurava la Casa del Soldato. Ho preferito venir qui, dove c’è ancora tanto da fare!

15 aprile

Stamane ho confessato un po’ a Gemona poi son venuto via con Semeria, l’ottimo amico. E belle discussioni storico – teologiche insieme! Egli è veramente e completamente modernista. Ma come buono e geniale e ingenuo spesso! Poveretto! Di nuovo si accende la lotta contro di lui aperta ed ascosa. Ed egli ne soffre tanto!

23 aprile

Ieri inaugurai la Casa del Soldato a Gradisca. Doveva venire Semeria, poi non si combinò l’ora e parlai io. Furono entusiasti, sembra. Il general Agliana vuole ch’io gli scriva il discorsetto modesto per farlo leggere a tutti i suoi soldati.

La settimana decorsa l’ho passata con Semeria per l’alto Vicentino, fra riunione di cappellani e Case del Soldato. Ho rivisto Cadorna e Porro, lieti del lavoro. Sabato anche il Duca visitò le Case di Gradisca e Sagrado e fu gentilissimo con me.