Ottobre 1915

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19 ottobre

Un giorno feci una scappata ad Ala. Spero aprir presto lassù una biblioteca. Ieri mattina arrivai in automobile da Calalzo fin sopra Pocol e riabbracciai mio fratello Geremia fra il rombo pauroso de’ cannoni. M’avanzai sin alla linea del fuoco d’artiglieria. E dunque l’Italia ha dichiarato guerra alla Bulgaria. Ancora un’altra. Perché? E perché non si osa affrontare direttamente la Germania? Perché non vedere più chiaro prima di saltare nel buio? Oh com’è scuro l’avvenire, Signore, com’io tremo in secreto per la patria mia!

30 ottobre

Venerdì scorso 22 ebbi l’avviso di lasciare il treno. Trovai a Milano per supplirmi un altro cappellano, D. Busetti. Partii da Milano il 23 sera. La mattina avevo salutato il mio treno in partenza alla stazione centrale. Mi piangeva il cuore. Il treno mio non era più quello veramente: troppi cambiamenti l’avevano alterato, guastato. Pure allora, al vederlo sfilare lungo solenne, coi militi ai finestrini che mi salutavano, coi dottori amici commossi e le buone suore più commosse di loro, sentii veramente d’amarlo e soffrii al vederlo scomparire. Comincia così il cambio de’ cappellani. Io tornerò lassù in Cadore però. Sto raccogliendo ora libri, grammofoni ecc per i soldati; poi riandrò fra loro. Volevo riprender scuola; ma mi pare che sia altrove il mio posto ne l’ora che volge. Chi sa, potrebbe Dio concedermi di morir per la patria, purificandomi nel lavoro dalle mie debolezze infinite e che potrei io desiderare di meglio? Oh magari, Signore, magari tanta grazia scendesse su me da trasformarmi in strumento docile nelle mani tue e chiamarmi traverso il sacrificio a Te!