Marzo 1916

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5 marzo

domenica. é una settimana. Se non m’operavano subito ero finito. Il male aveva lavorato dentro assai. I miglioramenti erano stati illusioni. Sentivo la morte: avevo ragione. Con molta perizia, con premura m’ha curato Muzii. E molti si sono interessati di me. Molti son tornati anche di quelli che s’erano straniati nelle ultime vicende politiche. Nell’animo loro dunque sentivano che avevo un po’ di ragione e mi conservavano un po’ di bene. é una lezione per me: “lavora sempre, sii puro e buono davvero, mira alla giustizia e alla verità, compi il bene sempre con tutti e avanti: il giorno delle dolci consolazioni non può mancare”. Sieno grazie e lodi al Signore che ne’ miei tenui dolori ha voluto così soavemente consolarmi! Leggo in questi giorni i libri che mi vanno diventando sempre più cari. La Bibbia, l’Imitazione di Cristo, i Ricordi di Marc’Aurelio. Quanta sapienza in essi! Come li conoscevo poco e male io! Strano: neppure della Bibbia avevo una piena e vera conoscenza, io prete! Non l’avevo letta bene, né tutta, non l’avevo intesa. Il dolore apre gli occhi e il cuore. Ora la vado comprendendo e l’amo. Ma è strano come ne’seminarii, nelle lunghe morte scuole teologiche si tengono i giovani lontano dalla Bibbia, il loro naturale pascolo intellettuale e morale. E ci si lascia disperdere in bazzecole, in vanità di letture che fomentano solo le passioni e l’orgoglio, che dissipano stancano rovinano l’anima. é un fenomeno di cecità incomprensibile. Ho seguito in questi giorni e seguo con ansia crescente le vicende della guerra. Pure la sera di domenica scorsa, nell’accasciamento doloroso del cloroformio, volli vedere il giornale. La battaglia che infuria a Verdun può decidere la guerra. E se il Signore non ci aiuta, andiamo in rovina.

ore 13. Oh se potessi guarire in tempo! E terminare così in un ospedaletto avanzato il mio servizio per la patria e salirmene di là al cielo, dopo questa malattia purificatrice! Oh! Signore, sono nelle tue mani: fa di me quello che vuoi. Ma, se è possibile, fammi questa grazia, Signore!

6 marzo

Mi maraviglia più sempre la grande consonanza che trovo fra Marc’Aurelio, l’Imitazione, l’Ecclesiaste. Sempre, in ogni tempo i grandi hanno guardato il mondo con occhio malinconico, pessimista: più, s’intende, i grandi del pensiero, chiusi nel freddo delle loro astrazioni dolorose. Solo il Cristianesimo, con la forza viva che l’anima, sa essere pessimista e ottimista a un tempo. Esso è davvero la vita, poiché ha tutta la ricchezza della vita.

8 marzo

Le Ceneri. é inutile, non sono un eroe. Avevo dell’orgoglio, della presunzione e mi son dato da fare per comparire, per mettermi in vista e Dio mi ha colpito a suo tempo. Ben altra docilità, ben altra umiltà vuol Egli negli strumenti della sua misericordia! Così riuscirò fiaccato da questo male, invecchiato. E sarà il frutto delle mie sciocchezze. E chi sa, potrò anche riuscirne con più gravi malanni permanenti; e saranno la mia umiliazione continua. Che sono, che valgo? Nulla. Che importa ci sia o non ci sia io nel mondo; a chi giova la mia vita? Ho mai saputo io fare il bene davvero con puro cuore, con mente serena, tutto me stesso sacrificando, nascondendo ne l’umile lavoro fraterno? E non è stata ipocrisia la mia umiltà? Non è stato vanità il mio soffrire? Poiché anche nel soffrire c’è una vanità che spaventa!

9 marzo

Sempre meglio, o signore, riconosco in questo mio male la tua misericordia per me e ti ringrazio e ti benedico. Che mi rialzi nobilitato, o Dio!

17 marzo

Venerdì. Riesco oggi dalla Casa di Salute. La ferita va bene. Muzii seguita a dire che son salvo per vero miracolo. Grazie al Signore!

22 marzo

é finita, grazie a Dio, l’indegna gazzarra parlamentare. Sete di potere e viltà inconfessabili agitava i più. Sul mare in tempesta morì la voce savia e ammonitrice di qualche appassionato sognator di grandezza alla povera patria. Nessuna luce nuova. L’ombra s’infittisce. Il problema degl’imboscati è enorme. é un tormento per me pensare alle migliaia di preti che riempiono Roma, di nient’altro cupidi che di nascondersi, di sfuggire al più lieve dovere. Eppure il Governo ha aperto loro un così vasto campo di lavoro.

27 marzo

Un tempo la Chiesa promuoveva, dirigeva le guerre. La spada era continuamente nelle sue mani. Il braccio secolare era braccio suo, armato da lei. Si uccideva, come si moriva, per la fede. Ciò non era nell’Evangelo. Si volle scoprirne cenni nell’Evangelo, ma fu ridicola l’esegesi che lo tentò. E fummo ridicoli quanti nell’esaltamento di certe ore lo credemmo. Ma prima che la bontà trionfi dovunque, si tutti e in tutti, la guerra resterà forza immanente del mondo. E per essa pure verrà il bene. La guerra è una parte della vita, forse una necessità addirittura nella storia umana. Dicano di no, ma non è vero: si cammina, il progresso c’è. Epoche di perfezione non le ho trovate mai. Più studio e meno le trovo. Sì di ogni epoca ho inteso le lamentele interminabili de’ propri moralisti. E ho finito col sorriderne un po’. Progresso dunque? Sì. Basta legger con occhio chiaro e con affetto puro nel passato e nel presente. Dal secolo XVII la Chiesa è venuta ritirandosi dalle lotte sanguinose. La società educata da lei, più che nol facesse da se stessa, spontaneamente, la scacciava dalle sanguinose competizioni politiche. Ci stava tanto male! Male dopo, non prima, quando era forse necessario che ci stesse. Pio IX chiude la tradizione guerresca, ordinando di resistere solo a Roma, non combattere. Resistere per modo di dire. Se avesse potuto difendersi bene forse non avrebbe agito così. Ma gli uomini vivono ne’ tempi, e negli uni e negli altri vive Dio che li conduce. Difesa dunque, non più offesa. L’ideale è ancora più alto. Ma la Chiesa vive nel mondo, e non può scordarlo, né lo deve. L’odio al nemico ci pare stolto oggi, ai più almeno. Lo combattiamo, ma non lo odiamo. Cerchiamo anzi di contestar con l’amore la nostra lotta: diciamo che combattiamo per l’amore del paese, della giustizia ecc. é un progresso.

29 marzo

fare un po’ di bene: non c’è altro d’importante nella vita, non c’è altro piacere.

30 marzo

Fiacco fiacco son riuscito a recarmi a S. Pietro alla grande processione di penitenza tenutasi stasera alle 5. Mai v’avevo visto tanta gente e così composta, così unita nella preghiera. Il Crocifisso della Chiesa di S. Marcello, levato alto da braccia robuste, dominava la folla commossa che lo mirava d’ogni angolo della grande basilica con occhi di pietà e d’amore. Pensavo, tremando delle mie colpe, all’immenso mistero d’amore che il Crocifisso ha in sé. Come non sentirlo? Oh certo, se il Cristo non fosse morto, non avesse patito quanto patì non sarebbe stato giammai amato quanto lo fu, lo è e lo sarà pei secoli. Mirandolo oggi appassionatamente, lo sentivo benissimo. Non può essere diversamente. Se anche non fosse risorto, egualmente si sarebbe imposto all’amore. S. Paolo esagera nelle sue esclamazioni, egli che convertì gli altri colla stoltezza della Croce. L’innocenza l’amore il sacrifizio sono le più grandi forze umane, le sole conquistatrici vere di anime. Il resto è vanità. Andate oggi a parlar di dolori di sacrifizio di guerra ai nostri soldati, se prima voi non li avete provati, se non avete diviso con essi il pane duro, l’insonnia la vicinanza della morte, e poi sentirete che vi rispondono!!!