Maggio 1916

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1 maggio

Tornano insistenti le previsioni della pace. Sembra di trovarsi un anno indietro a’ giorni della nostra tormentata incertezza. Ieri un ambasciatore d’una potenza neutra, diceva a un mio amico che certamente fra due mesi cesserà la guerra. Altri che è addentro assai ne’ circoli politici e letterari, m’assicurava che Giolitti prima di venire a Roma s’è incontrato in Svizzera con Bülow e che le trattative per la pace fervono in Svizzera. E altri altre cose. Ma io ricordo che tutte queste persone informatissime l’anno scorso mi dettero più volte per concluse le trattative con l’Austria e me le garantirono con l’autorità de’ nomi più belli. é incomprensibile come certa gente manchi di criterio storico politico, e come scordi le proprie contraddizioni, come sorvoli su gli errori del passato, come cambi opinioni a ogni vario spirar di venti. é gente pericolosissima questa, irresponsabile spesso, perché la bontà la muove, ma certo assai dannosa all’umanità. Dopo di essa vengono i veggenti dell’avvenire e del passato (non i falsi profeti da strapazzo) che tirano conclusioni nette recise severe inappellabili dalle loro cognizioni storiche e attendono sicuri che il mondo dia ad essi ragione, obbedendo loro umilmente.  Discutere col male è già un commetterlo. Non dobbiamo noi abbassarci al fango dalle altezze luminose del bene. Certo la guerra bisogna finirla e finirla trattando a tavolino, ché una soluzione militare non mi pare possibile. Ma finirla senza sistemar nulla, gettando il mondo in un caos più oscuro del primo, lasciando confini capricciosi e nazionalità conculcate sarebbe un grave delitto.

3 maggio

Domattina vado a Segni a tener tre giorni d’esercizi spirituali a un gruppo di giovanetti che si preparano alla prima Comunione. Mi farà male il viaggio? Spero di no. Mi dispiacerebbe se mi ritardasse il ritorno al fronte; ma del resto un bene vale l’altro e io ho tanto bisogno di fare un po’ di bene!

8 maggio

Son tornato stamane da Segni, assai stanco, ma lieto per il poco bene che il Signore si è degnato di fare per il mio mezzo, più lieto ancora per un programma d’azione religiosa che spero Iddio mi conceda la grazia di svolgere in quel paese così come me l’ha data per concepirlo. Erano in duecento giovanetti. Ho predicato loro quattro volte al giorno, presso le Suore della Carità, nell’antico palazzo dei Conti di Segni, all’ingresso della città. Ieri predicai in cattedrale dando loro qualche ricordo spirituale. Ottima impressione ho riportato del cuore della gente Segnina che ho avuto agio di meglio conoscere. é un terreno magnifico, disposto a ricevere la parola di Dio. Come cantano bene, in genere, i bambini, le giovani! Le immagini della Vergine son per tutto. I fiori le adornano, lampade votive le illuminano. E giorno e sera, ne’ viottoli ne’ crocicchi nelle piazzette, dinanzi alle Madonne amate gruppi di donne recitano il rosario, cantano inni. Poverette! Il grande desiderio è adesso la pace. Segni era ostile alla guerra. Quando se ne temé lo scoppio, il paese intero pregò e pianse. E ora ha già molti morti. Proprio sabato giunse la funebre notizia a una sposa: il marito era morto. Avevano sposato da un anno. Restano nella casa desolata la vecchia mamma, la sposa e un bambino. Sentii i pianti delle infelici donne. Come consolarle? Chi ha insegnato loro che cosa era la patria, perché nel suo nome si possa parlare ai cuori che non l’hanno intesa mai? Come azzardarsi a parlare, quando ne’ cuori de’poveri va covando un risentimento sordo, terribile, che minaccia sventura? Segni è come tutta Italia. L’imboscamento v’ha spento ogni tenue fuoco d’idealità, v’ha seminato odio e zizzania. I poveri, sempre essi, solamente essi, stanno a morire al fronte. Chi aveva quattrini, aderenze; chi ha potuto disporre di vini vecchi e di prosciutti buoni dorme tranquillo. Il polverificio ne sa qualcosa. Non so. Fido nella Provvidenza e spero nell’avvenire d’Italia assai assai, ma d’ingiustizie se ne fanno troppe e non sempre le ingiustizie vanno impunite quaggiù.

10 maggio 

Signore, torno accorato stasera! Chiamami a Te presto, non mi far più vedere l’avvilimento della patria mia. Anch’io ne ho colpa – e quanta! – o Padre; anch’io devo scontare i miei peccati, la mia negligenza, la mia fiacchezza nell’operare il bene. Sono anch’io tutto una miseria, tutto una vergogna. Perdono, o dolcissimo Padre, perdono! Eccoti la vita mia: prendila Tu; fanne quello che vuoi; ma che la patria mia risorga, o Signore, riprenda nel mondo la missione che Tu le affidasti. Converti i figli cattivi, da’ la forza ai deboli, ai ciechi la luce, a tutti l’amore la speranza la fede. Eccomi, o Signore, prendimi a Te! Ogni giorno più noto i tristi effetti dell’imboscamento. I soldati per gli ospedali divengono cattivi, irritati, astiosi. Me lo dicevano stasera al Policlinico. Altro che entusiasmo! E non ascoltano più la parola del cappellano! Sono arrabbiati. Non vogliono saperne più di guerra, affatto. E cresce in loro un risentimento ch’è odio. Poiché vedono in città divertirsi i compagni loro più di prima… Il rifiorimento religioso svanisce, si perde in gran parte già. Era troppo fittizio. E i cappellani han parlato troppo di guerra, poco di sacrifizio umile necessario. E qui v’ha troppi che se la godono, troppi settarii, d’ogni partito, che tengono basso il morale… In Svizzera ferve la propaganda tedesca e fervono i nostri preparativi alla frontiera. Un mesetto fa vi furono grossi guai lassù. L’ho saputo da persona svizzera sicurissima. Che avverrà? Il commercio svizzero colla Germania seguita tranquillo e la Germania paga puntualmente. D’altra parte un olandese tornato in questi giorni per la Germania a Roma dice di aver pagato in una trattoria quattro uova sei lire! Ma insomma? Mi venivan le lagrime tornando a casa. La guerra rovinerà tutti. E noi chi sa che faremo! No, non edifica nulla la guerra; rimbarbarisce tutto, distrugge tutto. Poteva idealizzarsi una volta quando durava poco, o era lotta di pochi; oggi è il macello la vergogna la morte.

14 maggio

Perché possa guardarsi con occhio d’idealista la guerra, bisogna proiettarla a distanza, a grande distanza, bisogna ripensarla nell’avvenire, nella coscienza e nella visione di almeno due o tre generazioni future. Ma anche allora resta a domandarsi se proprio dalla guerra in se, sanguinaria e malvagia sempre, proviene quella nuova coscienza, o se la valutazione posteriore non sia piuttosto un bisogno psicologico della umanità a considerarsi meno cattiva di quello che è, a superare se stessa, idealizzando tutte le sue forze morali e materiali pur nell’esplicazione selvaggia d’un giorno. Il brigante così non giustifica a se stesso le sue tristi gesta, e giustificandosele le idealizza più o meno e ne trae vigore novello? E noi colle nostre viltà passate non facciamo spesso lo stesso? Intendiamoci: ciò non significa l’abolizione della guerra. La realtà della storia è quello che è. Io credo al progresso, perché sono cristiano, progresso ne l’individuo e progresso sociale. Oggi tutti negano quest’ultimo, e io sono stato lungamente a pensare se non era illusione la mia; ma poi no, ho visto sempre meglio ch’avevo ragione: progresso c’è e ci deve essere: se non ci fosse non ci sarebbe il Cristianesimo. Per quanto si voglia individualizzare il cristianesimo, il progresso sociale pur c’è, e per suo merito. Ma la guerra è quello che è. Sin che ci sarà il male nel mondo, che è quasi quanto dire sin che ci sarà l’uomo, avremo la lotta immancabile e la guerra. Pensare diversamente è sognare.

15 maggio

é il venticinquesimo anniversario della Rerum Novarum. Grande data fu quella! Meta faticosa però e primavera fugace! Il tempo va, passa rapidamente su tutto!

16 maggio

é inconcepibile la leggerezza d’alcuni. Non si sa come delle anime possano contentarsi di tanto poco. Bisogna dire che in alcuni non v’è l’anima o che esiste una gradazione ben forte in questa benedetta serie delle anime.

17 maggio

Strano. Persino i più belli e più grandi ideali umani, ricercati e amati da soli intensissimamente, divengono un male, muoiono e si dissolvono in un’anarchia spaventosa, sanguinaria spesso, stoltissima sempre. Così la libertà, così l’amore. Il liberalismo conduce al despotismo feroce, alla negazione della libertà, all’oppressione più dura de’poveri. E l’amore sale verso l’egoismo e il sangue. Inutile sognare: la vita è un equilibrio instabile di forze varie. Le specializzazioni nella vita non ci sono. Bisogna viverla così com’è, concordando armonicamente fra loro, le energie varie onde risulta, di cui è ricca. E bisogna anche allora che la illumini la luce di Dio, se no l’equilibrio si sposta e sparisce.

Il male non si vince ne’ chiacchierando, ne’ tacendo da imbelli; ma con una lotta positiva forte oculata continua: un istante di debolezza basta a rovinare il lavoro di anni faticosissimi. Noi dobbiamo sempre pensare a quanti stan peggio di noi, per sopportare con umile amore i dolori della vita, e ai pochi fortunati che stan meglio per crescere nella speranza. Portare in giro la nostra gioia e mostrarla in pubblico, può essere crudeltà raffinata alle volte, senza che uno se n’accorga magari. Bisogna molto sorvegliarci, ché la gioia divien facilmente egoista e crudele sulla terra.

18 maggio 

La gioia e il dolore sono certamente due grandi forze, due molle potentissime; ma la loro azione va misurata, esaminata individuo per individuo, producendo esse effetti diversi a seconda del valore e delle disposizioni di chi ne è preso. Il dolore ad es. in alcuni genera una reazione violenta contro Dio: li fa cattivi, li imbestialisce.  Contro il male non c’è che una posizione da prendere, l’offensiva rapida e inesorabile; altrimenti ci opprime. La guerra è la scatenamento furibondo di tutte le passioni umane; forse la valvola di sicurezza perché non si saturi troppo di male questo terribile mondo che ha il peccato nel cuore. I risultati morali-religiosi della guerra? L’odio e l’immoralità che dilagano. Ricostruirà qualcosa la pace, poi torneremo da capo. Mundus positus est in maligno! Intanto muoiono i buoni, i veramente buoni. I maligni gl’ipocriti gli arruffapopoli trionfano: li avremo al governo domani. Uno solo è il problema insolubile del mondo, quello del male. Tutto il resto è penombra al più o chiarore di luna. Questo pure è certo: chi vive in Gesù vince il male. La fede è umiltà, l’umiltà è fede. Senza fede, non v’è di logico nel mondo che il suicidio. Il dovere è vestito de’giorni di festa per chi non crede; è fardello di tutti i giorni per chi guarda ne’ cieli. Allor che ci guardiamo intorno e non abbiamo la fede, noi siamo come i bambini che si mirano allo specchio: guardano un po’, sorridono o strillano, poi, non comprendendo nulla, ammutoliscono d’un subito e diventan stranamente malinconici, se non s’arrabbiano e spezzan lo specchio.

19 maggio

L’offensiva austriaca si va spiegando audace al nostro fronte[1]. Signore, come trema il mio cuore! Salva la patria mia.

20 maggio

Sono accorato, ma spero in Te, sempre, o Signore. Tu non puoi abbandonarla la patria mia. La tua luce tornerà a irradiarla nella vittoria.

21 maggio

Sono entrati! Hanno ritoccato il suolo d’Italia, i tristi che l’han dominata in passato! O signore, dammi di guarire e correre a compiere il mio dovere; o chiamami a Te, non mi dare questo tormento crudele, non mi far assistere alla rovina della patria mia. Vedi come tremo nell’ansia, come è agitato il mio cuore! Dio santo, perdonami le mie colpe; fammi degno di offrirti la vita mia per la patria, che amo sopra tutte le cose quaggiù! Al Senato lo spirito già basso è precipitato spaventosamente. Ma son vecchi quei tali: che monta? La giovinezza deve amare credere sperare!

22 maggio

L’angoscia di questi giorni è orribile. A ora a ora si attendono notizie, con l’animo dell’assetato che anela a un po’ di frescura. Che sarà stasera? Che avverrà domani? Procederanno i nemici verso Vicenza e verso il mare? Arriveremo ad arrestarli? Ci basteranno i cannoni a resistere? Lo scoraggiamento è grave in tutti. I giornali solo ora s’accorgono che l’avversario è forte e ben preparato. Un anno fa di questi tempi, l’Austria per essi era già in dissoluzione completa. Che orribile cosa è questa stampa! E il governo che l’alimentò, che la protesse? Come posson dormire i nostri ministri? Ragionavo stamane con degli ufficiali valorosi e intelligenti tornati gravemente feriti qui. é incredibile quel che raccontano. La disorganizzazione nostra era al colmo; l’imbecillità di chi comanda suprema. Di chi comanda e di chi comandò. Ché i torti, da questo lato, risalgono ben alto negli anni e involgono autorità d’ogni ordine. Spingardi, secondo gli ufficiali che ho inteso stamane e secondo tutti, era un vero incosciente, se non un delinquente. Non faceva egli che richiamare classi ogni anno, senza mai riempire i quadri, lasciando anzi che la deficienza degli ufficiali s’aggravasse sempre; in modo che ne’ richiami i soldati non imparavano nulla, non avendo chi loro insegnasse; o meglio, imparavano il disordine!… Il resto tutto in abbandono! Non fortificazioni di confine, non artiglierie, non ferrovie strategiche, non depositi di munizioni, nulla… Pare che all’entrata in guerra, noi avevamo appena 120 cannoni da 149!… Cadorna ha fatto miracoli, creando un esercito che non esisteva; ma i cannoni e le munizioni non era da lui crearli… Ci vennero cannoni dalla Francia, ma non eran sufficienti e non potevan mai tener testa a quei nemici di calibro superiore. Così si è portata al sacrifizio la gioventù d’Italia, sempre mirabile e sempre sfortunata ne’ suoi Capi. I Capi! Il risentimento contro il Re è vivissimo tra gli ufficiali. Altro che numismatica, dicono! non ho inteso finora nessun elogio del re, ma molti vituperii. Se domani avvenisse qualche guaio dunque, su chi può contare il re? “Se ne vada colle sue monete e col suo giacca (Bissolati) − diceva un ufficiale amputato a una gamba − Non vogliamo saperne più!…” E de’generali in genere quanto male! Ahimè! Che hanno ragione, credo. A Cadorna riconoscono tutti facoltà organizzatrici, pochi genialità vera di stratega. Un aviatore osservava: hanno imbrancato nell’aviazione una quantità di ufficiali d’artiglieria che non se ne intendono affatto; quindi chi vuol volare vada, chi no s’infischia di tutti i superiori. L’aviazione è diventato un corpo d’imboscamento.

Un ufficiale tornato da oltre Arsiero, era furibondo. Chi non prevedeva un’offensiva lassù? E non hanno fatto nulla di valido! V’è stato a comandare la zona Brusati e non so chi altro, uno più stupido dell’altro, sempre! Si può vincere così? é come coi medici: dove servivan chirurghi hanno mandato specialisti per malattie di bambini ecc. Incredibile! Per la lieta morte e per le sofferenze infinite di tanta bella gioventù, Dio ci accordi il suo perdono, ci aiuti!

24 maggio

Mi sarò infiacchito, rammollito, non so; ma queste grida che salgono sino a me dalla vicina Università, grida per lo più di ragazzi incoscienti o d’imboscati, mi fanno tremare. Ancora non può sorgere un po’ di serietà in questa povera Italia! Prima di cadere, il governo Borbonico ebbe dimostrazioni immense di devozione e di simpatia nel suo regno! Le bandiere sventolano, ma lo stemma sabaudo è in poche. Il cuore di chi ama, sanguina. Le bocche degli stolti che non hanno cuore urlano. Ricordo: alcune dimostrazioni dell’anno scorso mi fecero paura. La bandiera d’Italia andava in giro affidata ai ragazzi e alla teppa. La politica seria non prescinde dal sentimento ma non se ne fa schiava mai. Nasce dalla realtà e ne vive. I guai d’Italia risalivano ad anni lontani, verissimo; ma credere di poterli sanare con chiacchiere vane, fu delitto. Nel ’66 Ricasoli scriveva a Mordini che chiacchierare era facile, ma appunto le chiacchiere avevan rovinato ne’ sei anni precedenti l’Italia e ci avevan portato inevitabilmente a Custoza e Lissa. Giuocar il tutto per tutto quando non si ha nulla può esser ardimento geniale; quando qualcosa v’è, può esser follia. Gli Austriaci eran vili prima, perché si ritiravano; sono vigliacchi ora, perché entrano in casa nostra e ci battono. Dicono e dicevano i giornali interventisti d’Italia!! Non prendersela di nulla; mangiare bere dormire tranquillamente, curare la propria persona e la propria salute, cercare onestamente denari, bandire ogni scrupolo, frenare ogni palpito un po’ forte, spegnere in se ogni passione che turbi il quieto vivere e approvare lodare incensare a seconda del vento: è forza o debolezza dell’anima? La virtù e il vizio, il male e il bene dove si dividono mai?!… Moltissima gente a godersi il fresco stasera e a gustare lo spettacolo dell’annunziato corteo patriottico. Chi c’era nel corteo? Una discreta quantità di ragazzi, un po’ di impiegati, varie facce più o meno losche, alcune femmine, i soliti vecchi garibaldini e qualche allegro soldato che non ha mai visto il fronte. Non era fitto il corteo, no. Camminava lento, rado, con interruzioni e vuoti che davano il senso di pena a chi guardava, di disagio a chi vi si trovava… Alcuni pareva si vergognassero di essersi imbrancati nel gruppo: passavano a testa bassa, pensierosi e spauriti. Altri dovevan esser stati certamente pagati o spinti dalle loro sette ad andare. Nessun vero entusiasmo. Grida rare e subito spente. Qualcosa di più c’era l’anno scorso, certamente. M’ha voluto dire un onorevole amico che sull’animo del re abbia influito molto a suo tempo la regina, e su ambedue una donna inglese che a corte serviva il suo paese. Che la guerra dovesse durar poco nel pensiero del governo, è certo. Il ministro lo disse già chiaro al figlio di Giolitti a Torino. Si torna a parlar male di Cadorna. Lo si vorrebbe sostituire. Ma con chi? Tra le altre cose Giolitti avrebbe fatto osservare al re e a Salandra che la guerra non si poteva fare, poiché non avevamo generali. La Libia aveva rivelato il loro valore, in gran parte. Ad ogni modo ora e sempre alta la fede nell’avvenire della patria! Passeranno i dolori nostri e le nostre ansie, sorgeranno dal comune travaglio più pure e più forti le generazioni future e l’Italia ringiovanita oggi e domani trionferà immortale.

25 maggio

Il comunicato di stasera è buonino[2]. Si respira. Viva l’Italia!

26 maggio

Un altro amico mio d’università è morto, un ufficiale di complemento due volte ferito e due volte tornato al fronte. Sia pace a lui, conforto ai suoi cari. E gli imboscati dormon tranquilli e passeggiano lieti e contenti per Roma! E hanno la spudoratezza di prender anche la paga dalle varie Croci-rifugio, bianche e rosse. So di un tale che se ne sta a casa, fa da choffeur ai suoi padroni, come in tempo normale e intanto aggiunge alla sua vecchia mesata la paga d’automobilista della Croce Rossa. Perché i suoi padroni son “pezzi grossi” della famosa Croce. E i vili che l’anno scorso volevan divorar l’universo, volevan andare ufficiali cappellani soldati… oggi se la pigliano con quelli che, qualche cosa avendo fatto o sentendo nell’animo più vivo l’amore, passano i giorni in timore e non disperano no, ma soffrono. La retorica è stata sempre viltà e la viltà retorica. E la retorica è il malanno d’Italia! Pur ieri sera in un circolo cattolico dal nome pomposo, un tale parlava delle anime balzate verso la luce dalla morte gloriosa. Oh, ma perché egli pure che è giovane non corre alla luce? Perché non va a battersi per la patria che dice di amare e il cui amore gli sembra così sublime e celeste? Ah, i vigliacchi spudorati d’Italia che aman tripudiare sui cadaveri degli altri!… “Gli Austriaci? – Non han fatto nulla: abbiamo voluto noi ritirarci per nostro comodo; ma essi… bum!… non valgono nulla… E non passeranno giammai”. Così gl’intelligenti amici del vero, si credono di salvare l’Italia, trattandola da vanesia donnerella e peggio.

30 maggio

Sabato scorso, 27, inaugurai a Segni un circolo per quei preti. Domenica predicai alla chiesa di S. Pietro e riuscii pare, a persuadere qualcuno de’ colleghi a smuoversi e lavorare. Spero poter presto vedere colà il ricreatorio e il circolo per i giovani. Intanto istituimmo le gare catechistiche che ogni anno si svolgeranno davanti al Vescovo. Il vecchio Vescovo, mons. Sinibaldi, d’ottimo cuore, m’abbracciò commosso nel salutarmi. Il Signore benedica la sementa sua. Il mio orecchio è in periodo di sosta. La ferita non va ne’ avanti, ne’ dietro. La guerra è il tormento, il gran tormento. Io non ne posso più. Chi dice che abbiano fucilato De Chaurand e Brusati, principali responsabili del disastro; chi afferma che Cadorna avrebbe data una scudisciata a De Chaurand in piena faccia ecc. Il nervosismo è grave generale pericolosissimo: chi sente è al martirio![3]  Stasera un ufficiale m’ha voluto dire che ci sarebbero state delle sommosse a Milano e in Romagna nel ricevere i profughi ecc. é una ridda di cose vere e supposte, di ipotesi probabili e sballate, è un orribile strazio. Alcuni feriti già arrivati dall’Astico dicono che l’impreparazione nostra era vergognosa… Ma Cadorna e il Re che facevano?  Povera Italia mia, quale tremendo destino ti pesa su le vecchie spalle! Potessi almeno morire e non vedere i tuoi dolori più a lungo! De’ miei fratelli nulla da varii giorni. Riposa, povero cuore!

31 maggio

Domenica sera a Segni me ne volli salire, stanco e malinconico, alla Chiesa de’ Cappuccini. Ero solo. Nella chiesa deserta pregai soffrendo e sognai. E capii là, come mai aveo pienamente capito, che la perfetta letizia è veramente nella perfetta rinunzia. Francesco è il più grande uomo che sia vissuto nel mondo cristiano. Lui solo comprese lo spirito de l’Evangelo ne la sua più alta sapienza e piamente lo visse. Proprio così: per benedire al mondo e santamente goderne, bisogna assolutamente rinunziarvi. Dobbiamo considerarci come moribondi a ogni ora. Lo spirito di Gesù è spirito di rinunzia, di abnegazione. Ecco, io pensavo sognando sul piccolo sagrato erboso, quante genti son passate di qua! Le mura ciclopiche ricordano civiltà antichissime, lotte sanguinose per secoli e scoli… che è rimasto di loro, se non questi ruderi morti? La gioia onde furono anch’esse assetate l’ebbero intera? O non dovettero anch’esse rinunziare alla vita per vivere e per far vivere altri?… Su in cielo passavano intanto delle nubi a forma di nave. Il sole ne sbiancava mirabilmente l’alberatura e la poppa. La vita umana mi parve si rassomigliasse a quella veleggiatrice de’ cieli…

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[1] Il 15 maggio si ebbe una massiccia offensiva austriaca in Trentino. È l’inizio della battaglia degli altipiani, detta anche Strafexpedition, la spedizione punitiva (vendicare il passaggio dell’Italia dalla Triplice alleanza alla Intesa) voluta dal capo di stato maggiore Franz Conrad von Hötzendorf con l’obiettivo di prendere alle spalle il grosso dell’esercito italiano sull’Isonzo e di obbligarlo ad una ritirata che potrebbe aprire agli austriaci la pianura veneta. In effetti nei primi giorni l’avanzata austriaca è travolgente, anche perché Cadorna era impegnato nella conquista di Gorizia. Il 18 maggio gli austriaci dilagano in Val Lagarina, sulla riva sinistra dell’Adige. Gli italiani ripiegano sul Coni Zugna, sul Pasubio e sul passo Buole, con fortissime perdite (Roberto Raja, La grande guerra giorno per giorno, Edizioni Clichy, Firenze 2014).

[2] Gli italiani resistono all’assalto del Coni Zugna e del Passo Buole.

[3] Il 28 maggio gli austriaci occupano Asiago e Arsiero, ed il generale Cadorna, che ha spiegato lo sfondamento delle linee italiane sull’Altopiano di Asiago come la «la conseguenza del cedimento di soldati di scarso valore», ordina la fucilazione di alcuni ufficiali e soldati del 141° reggimento di fanteria della Brigata Catanzaro messi in fuga dagli austriaci. È la prima di una lunga serie di «punizioni esemplari» emanate direttamente dal Comando supremo (Roberto Raja, cit.). in realtà il generale Ugo Brusati era stato destituito da Cadorna a metà aprile e sostituito con il generale Guglielmo Pecori Girlardi. Anche la notizia della fucilazione del generale Felice De Chaurand non è vera. Egli venne congedato nel 1916, il secondo giorno dall’inizio della Strafexpedition.