Luglio 1915

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1 luglio

Voglio organizzare una bibliotechina a Calalzo e una pel treno. Dio m’aiuti.

2 luglio 

Ho lavorato a Calalzo. Sono riuscito a convincere il vecchio prete ad occuparsi della Biblioteca, per cui gli ho rilasciato un 140 volumi, e l’ho pregato di tener più spesso aperta la Chiesa e favorire con funzioni, prediche ecc il risveglio religioso de’ soldati. Ho distribuito molti libretti, santi, medaglie. Tutto il personale di Calalzo si rinnova.

3 luglio

Portiamo 125 feriti-malati e andiamo a Pallanza. Ve n’è di gravi.

4 luglio

A Milano ci han fermati e ci han fatto scaricare. Per questo viaggio passato, abbiamo avuto a direttore, in sostituzione del Duca [di Camastra], il Conte Caccia di Novara, simpatico uomo. A Sedico Bribano caricammo pure due prigionieri di guerra, un tedesco e un austriaco. Mi dissero che eran cattolici. Regalai loro una medaglietta. Li lasciammo a Montebelluna.

5 luglio

Anniversario della mia ordinazione sacerdotale. Ho portate le mie Suore a sentir Messa a S. Ambrogio, in quello cantato dal Giusti.

6 luglio

Siam partiti per Calalzo alle 3 ant. giornata calda, afosa.

7 luglio

So che l’azione dell’artiglieria va benone. Un paio di forti austriaci già son caduti sopra Misurina, un altro, il più importante, sta per cedere. Il vecchio arciprete s’è mosso. Sabato spero inaugurar la biblioteca del soldato. Signore benedici la piccola opera!

8 luglio

Abbiam portati a Gallarate 97 malati.

9-10 luglio

Sono malaticcio con una congiuntivite. Fermi a Milano. Partiamo alle 10 ½.

11 luglio

Partimmo ier l’altro. Ieri sera a Calalzo. Non ho potuto inaugurar ancora la biblioteca perché il locale ancora non è libero. Ho pensato organizzar un servizio di bibliotechine per i singoli ospedali, possibilmente con centro a Calalzo. Ho celebrato oggi domenica, all’aperto tra i soldati alle ore 8. Buone notizie dal fronte. Si avanza lentamente, ma si avanza. Oggi abbiamo il maggior numero di feriti a bordo: 193.

13 luglio

Milano ho acquistato altra roba per i miei soldati e ho cercato di spingere innanzi l’idea delle Bibliotechine. Il nipote del Sirtori, parroco ad Arosio, m’ha voluto lasciare una busta con 25 lire per acquistar oggetti varii.

14 luglio

Nella sosta a Montebelluna, De’ Fabi mi ha date 10 lire pei soldati. Ho saputo che a Cormons tra i nostri regna un certo senso di sfiducia. Mi pare un delitto. M’annoia un’altra cosa: manchiamo di aereoplani blindati e quindi siamo inferiori per aria al nemico.

15 luglio

Ho portato le mie suore a Messa alla cappellina così detta del Caravaggio a una mezz’ora da Calalzo, verso le Marmarole. Ci accompagnavano alcuni militi e il Rev. D. Pertile mi ha portato l’altarino da campo. Da ieri sera vien con noi il senatore prof. Durante, gentilissimo con me.

16 luglio

Abbiam portati a Milano 167 malati.

17 luglio

Stasera in casa Candiani ho avuto una lunga conversazione con Giovanni Bertacchi. Bertacchi è entusiasta della mia idea delle bibliotechine.

18 luglio

Bertacchi è venuto colla Brambilla a trovarmi sul treno allo scalo Farini.

19 luglio

Siam tornati a Calalzo a sera. Salendo al paese ho incontrato soldati che portavano libri presi alla Biblioteca. Su la saletta era affollata: chi leggeva, chi scriveva…

20 luglio

Il colonnello comandante di tappa è stato cortesissimo con me e m’ha ringraziato di quanto vado facendo pei soldati e m’ha promesso ogni appoggio, ogni permesso.

21 luglio

Portati 194 feriti a Novara, siam ripartiti subito per Milano. Ho avuto pochissimo tempo per vedere la Brambilla. Bertacchi ha preparato una circolare, ove m’è parso si parli troppo di me: ho pregato che l’iniziativa sia quanto è possibile impersonale. Vi son de’ guai però. Il Comune socialista di Milano vorrebbe esso pensare alla distribuzione de’ libri. Ho insistito presso la Brambilla sulla aconfessionalità della nostra iniziativa che ha solo intenti morali e patriottici e quindi sulla opportunità magari di includere nel Comitato nostro qualche membro del Comune socialista, perché l’idea venga attuata più facilmente e non desti piccole gelosie e sciocche difficoltà. Confido vivamente nel Signore. Mi diceva la Brambilla che P. Gemelli ha avuto dal Comitato Milanese per l’assistenza ai soldati 50.000 lire in contanti, oltre una quantità enorme di roba tra lui e Semeria. Sfido io a organizzar servizi così e far del bene! Con qualche migliaio di lire io vorrei organizzar chissà quante cose per l’alto Cadore, dove i soldati soffrono e pochi o nessuno li cura! Vedremo. Io lavorerò quanto posso per le bibliotechine che ogni giorno vedo più utili e per avviare verso la mia penosa zona alpina un po’ di quella carità che ora sta incerta o s’incanala tutta verso l’Isonzo.

Ho avuto impressione a Milano – dove il Vescovo Castrense s’è recato più volte a dar ordini che non sia stato troppo bene disciplinato questo supremo servizio religioso e che vi si vada portando in mezzo troppa burocrazia lenta e minuta, pedante! Altro che circolari e buone parole ecc! Bisogna conoscere i veri bisogni de’nostri soldati e portarvi riparo con intelligenza d’amore, rapidamente e completamente.

Ora il vescovo vuole che tutti scrivano a Roma o a Udine a lui, che tutto passi per le sue mani, che gli altri comitati non lavorino che per lui che… insomma io temo che dia giù la fiammata d’entusiasmo con cui siamo noi cattolici andati incontro ai soldati combattenti per la patria e che si cada in un periodo d’inutile, anzi rovinosa meticolosità burocratica e si lasci alle mene massoniche troppo facile adito a guastare i nostri soldati che venivano con tanto ingenuo amore tra le nostre braccia fraterne. Che Dio scongiuri il pericolo immenso!

Fra i malati di ieri e stamane v’era un cappellano Valdese, cortese con me e gentile. Gli ho raccomandato di predicar la morale di Gesù e basta: lì siam d’accordo tutti. Ho avuto anche molti ufficiali. Strano: sono rari gli ufficiali buoni davvero, semplici e valorosi, che pensino ai soldati e alla patria più che a se. In genere son piccoli, incontentabili in tutto, noiosi: poco ideale li anima. Le donne… e basta!

22 luglio

Una triste notizia ho avuta. Il general Cantore è stato ammazzato con una fucilata alla fronte. S’è esposto lui troppo, trattando da vili quelli che lo consigliavano a star un po’ più riguardato. é una grave perdita: tutti lo sentono. Dopo aver sostituito cinque generali nel Cadore, sembrava si fosse arrivati al vero uomo per qui. Ed è scomparso!

23 luglio

A Calalzo la Bibliotechina funziona bene.  La sera è pieno di soldati a scrivere e leggere.

24-25 luglio

Abbiam lasciato a Piacenza 146 malati.

26 luglio

S’è sparsa voce della presa di Gorizia. Non ci credo, pur augurandomelo con tutta l’anima.

27 luglio

Andiamo a Varallo Sesia con 102 malati. I più sono feriti di Monte Piana e Monte Cavallino. V’ha de’ soldati scoraggiati: hanno visto troppi morti e troppe difficoltà. Sono agitato anch’io per le notizie de’ Balcani che giuocano abilmente contro tutti e per la continua ritirata russa. Che avverrà? Il Signore m’ha aperto un’altra via per rifornire i miei soldati del Cadore. Sia benedetto! Si serve di me, quando avrebbe tanti strumenti migliori.

28-29 luglio

Dalla stretta e malinconica Val Sesia tornai a Milano con un treno speciale, un treno viaggiatori, lasciando a Varallo il treno ospedale poiché avevo un’adunanza per le biblioteche. A Milano la sera del 28 ebbi l’adunanza al Circolo cattolico in via Dogana 2. Il 28 ieri l’altro siam andati – io, la Brambilla e il Bertacchi − al comando militare. Ho illustrata la mia idea al maggior Carabelli e l’ho entusiasmato. Ho ricevuta l’adesione di F. Salvatori, di M. Rosi e altri. Va bene. Col comm. Rusconi e la principessa Castelbarco ho organizzato il servizio di rifornimento di indumenti di lana pel Cadore-Trentino.

31 luglio

La biblioteca di Calalzo va bene: Il tempo cattivo ha fermate le operazioni militari. Abbiam caricato pochi feriti a Toi e Longarone e una 50ª a Belluno, provenienti da Col di Lana. Vicino Belluno è venuto a trovarmi sul mio treno il sottotenente Peppino Minozzi. Mancano gli ufficiali di carriera. Un senso di sfiducia domina l’ambiente e cresce l’ammirazione pei tedeschi. Non sono rari i casi dei simulatori di malattie e di coloro che si feriscon da se apposta. Un soldato stasera mi narrava che i nostri avevan bruciato vivo, dopo averlo appeso a un albero, un borghese assoldato dagli austriaci che, nascosto in una caverna, da tempo andava sparando sui nostri che si recavano ad attingere acqua. Dio, come abbrutisce la guerra!