Giugno 1915

Filed under: La Grande Guerra,News |

banner_diari

11 giugno

Partiti da Roma alle 6 pom. Personale direttivo del treno ospedale: Duca di Camastra, prof. De’ Fabi e io; Tenenti medici: prof. Fedeli, dott. Sciani; Sottotenente: dott. Caldaiolo; Farmacista: dott. Giuliani; Suore: Blandina, Maria Luisa, Fredesvinda, Odilia; Tenente contabile avv. Bianchi.

12 giugno

Ho incontrato i primi feriti. Ho saputo che nelle terre irredente la popolazione ci accoglie con freddezza, dove non è con aperta rivolta,  é ben triste! La guerra abbrutisce tutti, è indiscutibile. M’han detto d’un soldato nostro che dopo aver ucciso 6 austriaci e ferito uno alla testa, osò finir questo a morsi, sgozzandolo. Passano allegri, entusiasti sui treni lunghissimi i nostri soldati. Pure di tratto in tratto risuonano bestemmie e lazzi osceni. é brutto, mi fa pena. La guerra è come un grande sacrifizio: bisogna andarci puri e forti.

13 giugno

Ho celebrato alle 6¼ e ho spiegato l’evangelo del Buon Pastore: Ho detto che mi pareva che anche noi andavamo per ricondurre all’ovile materno d’Italia figliuoli separatine da colpe secolari e che quindi bisognava renderci degni colla bontà di compiere l’opera nostra. Ripartiamo alle 10 pom. circa per Ivrea con soli 22 malati. Ho visto oggi de’ prigionieri austriaci: stavan benone. Le fandonie che si scrivevano a Roma! Eran ben nutriti e ben vestiti! Solo i più par che si sieno consegnati da se. Lodavano gl’italiani pel trattamento loro usato.

15 giugno

Ripassando per Milano ho visitato il S. Ambrogio cantato dal Giusti. é mirabile. Avrei voluto vedere il Cenacolo di Leonardo in S. Maria delle Grazie ma l’han ricoperto con sacchi di sabbia.

16 giugno

Si dice che ieri un grave fatto d’arme avrebbe avuto luogo vicino Cortina. Sarebbero stati messi fuori combattimento un 600 uomini nostri, attirati prima dalla bandiera bianca[1]. Cominciano a narrarsi i primi episodi di valore.

19 giugno

Tra i militi è sorto qualche malumore per la paga e il trattamento. Oggi alle 9¼ ho cominciato per le suore e i militi volenterosi un po’ di lettura dell’Evangelo con brevi spiegazioni.

20 giugno

Siamo partiti verso le 9 ant. per Novara con 21 tra feriti e malati. A Feltre ne abbiam presi altri 7, reduci dal passo di Fedaia. Altissimo è lo spirito di tutti. Ho celebrate due Messe, una alle 6 e l’altra alle 12¼ tra i malati.

21 giugno

Nel pomeriggio io e De’ Fabi siamo stati portati in automobile dal capitano Viario della Croce Rossa novarese a S. Maria della Bicocca ove la sconfitta spense la nostra speranza il 23 marzo’49; a Vignale dove Radetzky s’incontrò la mattina seguente con Vittorio Emanuele II, quegli che la sera innanzi aveva chiesto in ostaggio e sulle rive bellissime del Ticino! Ho rivissute ore storiche entro me con viva emozione.

 24 giugno

Le mie suore e i militi hanno improvvisato stamane una simpatica riuscitissima festa per S. Giovanni. Hanno voluto festeggiare il santo dell’Ordine di Malta e hanno voluto far piacere a me. Molta gente ha assistito alla messa dal di fuori: entro, il vagone consueto, addobbato con fiori, era pieno d’ufficiali e militi. Ho celebrato Messa alle 8¼ e ho parlato a tutti di Giovanni Battista e della patria nostra, improvvisando così come il cuore dettava. Alla fine ho benedetta una bandierina che i militi han voluto comprarsi, e la suora superiora (suor Blandina) e il Duca di Camastra l’han retta a battesimo. L’abbiam chiamata Vittoria. Siamo arrivati a Calalzo a sera. Le notizie più strane e dolorose circolano sulla guerra. L’avanzata è difficilissima, le perdite nostre cominciano ad essere gravi[2]. Dio benedica l’Italia! Appena arrivato a Calalzo mi si sono affollati intorno soldati per avere libretti e medaglie: ho dato quanto avevo: Che bravi giovani! Coraggiosi e sorridenti tutti.

25 giugno

Ho parlato con molti a Calalzo. Si presenta da tutti la lunghezza della guerra e alcuni ne tremano in cuor loro. M’han tutti lealmente elogiato il valore, la tenacia de’ soldati austriaci i quali non mancano affatto di munizioni, di nulla. Guerra dunque di valorosi contro valorosi: Meglio così, per l’onore d’Italia!

26 giugno

L’intervista del Papa col redattore della “Liberté’” ha causato un malessere generale[3]. Oh che c’era bisogno di tenerla proprio? Non discuto le affermazioni del Pontefice messo in condizioni così delicate; ma l’opportunità di ribadirle ora, sì. Noi rischiamo di ruinare il nostro risveglio religioso con sospetti politici. Capisco che il Papa deve guardare ai più vasti interessi della Chiesa e che la politica – bamboleggiante megera − l’obblighi a dire e non dire, giuocar d’equilibrio, lasciar l’anima nella incertezza delle mezze luci…ma…

 28 giugno

Siam tornati a Calalzo a sera. Tra la pioggia continua e il fango, son uscito a rivedere i miei soldati – miei perché molti mi riconoscono e mi salutano da amici – e ho distribuito loro libretti e medaglie acquistati a Milano. Come li desiderano, come ne sono contenti! E un po’ anche insaziabili: chiedono per se, per i compagni, per le famiglie loro pure, alle quali mandano le devozioni in ricordo. Dalla casuccia misera e viva siam arrivati alla casa dell’arciprete di Calalzo. V’ero andato già un’altra volta, ma lui non l’avevo visto. Ne avevo però inteso parlare. Poveretto! Lesinava anche con le particole: ai due giovani preti di Sanità non voleva neppur dare delle ostie, neppure un po’ di vino per la Messa! Le comunioni per lui erano troppa confidenza col Signore… Stasera l’ho visto: era seduto, non s’è levato quando sono entrato con gli altri due giovani preti che avevo incontrati sulla porta. La faccia illuminata dalla lampada non spiace: gli occhi brillano piuttosto sotto gli occhiali. Ma le gote piene e il sorriso pacifico, leggermente ironico forse, e l’abbandono molle della persona denotano un uomo senza volontà, senza impeto, senza fede, scettico un po’ e un po’ epicureo. “Che importa il lavoro? Sciocchezze!” par che vi dica guardandolo… Peccato! Così si è rovinato il Cadore. Colla emigrazione e coll’indifferenza apatica de’preti. Purtroppo seguita il malanimo delle popolazioni contro di noi. Non sentono l’italianità affatto. é l’emigrazione continua, politicamente diretta, delle genti per la Germania e l’Austria che produce i suoi effetti. Mi spiace che i preti vi sien compresi anch’essi ma… non sono essi soggetti alle stesse condizioni storiche?

29 giugno

Ho celebrate due Messe stamane, una in treno, l’altra alle 9½ all’aperto, su una spianata poc’oltre lo scalo di Calalzo fra centinaia di soldati. V’erano un gruppo di 300 Siciliani coi loro ufficiali e poi soldati del genio, di fanteria ecc. Intorno a me le suore candide e gli ufficiali. I soldati tutti quieti, raccolti, religiosi si spandevano intorno a semicerchio. Ho parlato ai soldati. Li ho incoraggiati a sperare, a sentire nel cuore loro la vittoria, a ricordare P. Calvi…[4] Molti, mi han detto, piangevano. Alla fine della Messa, un tenente della Compagnia Siciliana ringraziò con belle parole e invitò tutti a gridar Viva l’Italia!

 30 giugno

Con soli 21 malati siam andati a Vercelli. Ho fatto anche visita a Mons. Valfrè di Bonzo, intelligente vescovo, che è venuto poi a rivisitarci sul treno. Anche lui è stato seccato dell’intervista papale. Strano davvero come Della Chiesa abilissimo ci sia cascato. A sera, tornati a Milano. Recatomi quindi al Circolo cattolico nelle vicinanze del Duomo ho ricevuto molti complimenti e molti libri ecc pei soldati, i miei soldati di Calalzo.

______________________________________

[1] Ci troviamo nella zona del Cadore e delle Dolomiti orientali, ove era dislocata la Quarta Armata. L’esercito austro-ungarico era indietreggiato rispetto alla linea di confine e controllava la valle di Cortina dalle montagne circostanti, sicché l’avanzata dell’esercito italiano sarebbe potuto essere più rapida, ma invece i movimenti furono molto lenti. Seguendo la strada verso il Passo Pordoi, i soldati italiani si spinsero fino al Passo Falzarego ma il Sass de Stria, un tipico rilievo dolomitico a forma di guglia, risultò essere invalicabile. La Brigata Reggio Emilia, e questo è il fatto cui si riferisce Don Minozzi, venne decimata durante il primo assalto (15 giugno) e successivamente la cima venne più volte conquistata e persa con il sacrificio di molte vite umane.
[2] Minozzi si sta riferendo alla “Prima battaglia dell’Isonzo” del 23 giugno, nella quale si fronteggiano all’incirca 250.000 uomini per parte italiana e meno della metà per parte austriaca. L’offensiva italiana, respinta, si concluderà il 7 luglio con 15.000 perdite italiane, tra morti e feriti, e 10.400 austriache (Roberto Raja, La grande guerra giorno per giorno, Edizioni Clichy, Firenze 2014).
[3] Sul quotidiano parigino Libertè il 25 giugno era uscita un intervista al Pontefice Benedetto XV, nella quale costui dopo aver riaffermato l’universalità del proprio ministero, aveva sostenuto l’esigenza che il Capo della Chiesa intrattenesse delle relazioni anche con i rappresentanti delle nazioni in guerra contro l’Italia. ribadiva, infatti, che il compito della Chiesa è di condannare la guerra in sé, come antitesi alla parola di Cristo, e non di condannare uno o l’altro dei contendenti. Queste affermazioni vennero intese dalla stampa interventista e nazionalista di Francia e Italia come un rifiuto di prendere posizione sull’operato degli Imperi Centrali, specialmente della Germania che aveva invaso il Belgio dichiaratosi neutrale.
[4] Pietro Fortunato Calvi, noto anche come Pier Fortunato Calvi (Briana, 15 febbraio 1817Lunetta, 4 luglio 1855), è stato un patriota italiano, uno dei Martiri di Belfiore.