Gennaio 1916

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28 gennaio 

Dal giorno dell’epifania sto in casa malato con una otite media purulenta. é la nevralgia presa al Poret e trascurata troppo. Ho sofferto molto i primi giorni pel dolore acutissimo che non lasciava un minuto di riposo. Ho offerto i miei dolori al Signore, sempre. Li accolga Egli in espiazione delle mie innumerevoli colpe. Ora vado meglio: m’alzo, leggo, studio. Non so però quando mi riuscirà riprendere il mio lavoro. Lo desidero tanto! Che possa riprenderlo almeno con animo più puro, con più ferma fede, più ardente carità. Purifichi il dolore e nobiliti l’anima mia. Mi rialzi dal male per camminare sereno e forte alla luce del sole, sempre, senza debolezze più, senza sciocche vanità umane, senza tentennamenti, senza paure, dritto tranquillo sicuro per la via del bene. Benedici, o Signore, ai santi propositi che vengon da Te! é ripartito mio fratello Geremia pel fronte. M’angustia e m’agita la campagna Albanese. V’è il nostro onore ormai impegnato solennemente. E vi sono tanti nostri interessi. S’arriverà ad arrestare col nemico potente i tristi effetti degli spropositi fatti? O precipiteremo più sempre? Ogni italiano deve vivere oggi in ansia crudele. Il domani è incerto, buio. E il tramonto è scialbo e triste la sera.

29 gennaio 

Fra le molte cose lette in questi giorni di riposo forzato, m’han fatto pensare abbastanza le opere del Mazzini e lo strano interessante romanzo del Merežkovskij “La Risurrezione degli Dei” sfuggitomi per l’innanzi. Quelle m’han fatto rivivere le trepide giornate del Risorgimento nostro, questo m’ha rimesso bruscamente a faccia de’ più gravi problemi che lo studio amoroso del Rinascimento ha suscitato da tempo nell’animo mio. Da questa varia e lunga lettura una riflessione sopra le altre m’è avvenuto di fare: abbiam torto noi − alcuni di noi, almeno – a lamentarci del progresso umano. Noi, lupi arrabbiati oggi assai spesso per le insanguinate trincee, siam pur migliori realmente degli antenati nostri de’ secoli scorsi. Ma la storia va anche senza di noi. Noi siamo una parte appena di essa, strumenti di Altri che ci guida e sa trarre misteriosamente il bene da tutto, anche dal male liberamente commesso da noi. E a un’altra cosa pensavo: il retoricume pomposo, più o meno patriottico, ha allucinato molti, troppi in Italia, e ha impedito di guardar le cose con occhio umile e chiaro si che le parole fossero riflesso della vita e l’azione prova della nostra fede, sostegno delle nostre speranze. Troppo spesso da noi si è parlato di idealità, di purità, di fratellanza, di avvenire luminoso ecc, senza sentire nella vita pratica fermamente tali fiamme purificatrici. Son parsi degli ubriachi alcuni, de’ perpetui sognatori, ammaliati dal giro roboante delle frasi fatte. Guardiamoli in faccia. Anche Macchiavelli, Mazzini, non son de’ retori? L’umile realtà vivente sfugge a loro. Ed essi alzano castelli colle loro teorie luminose solo per chi vive di ricordi retorici. E la realtà li urta, li sconvolge, li sconfessa sempre. E non capiscono! é un malanno triste assai che ha avvelenato l’Italia. Carducci pure ne soffriva tanto! Quando ce ne libereremo? Quando diventeremo più umili, più cristiani, piccoli come bambini e grandi della sapienza divina. Scriverò un articolo su Mazzini. La parte viva delle sue opere, della sua predicazione sarà ancora efficace domani più di oggi. E ho pensato di scrivere un libro da pubblicarsi l’indomani della pace. Dovrebbe essere intitolato “Si può parlare?…” e dovrebbe francamente dire la verità sulla nostra politica, additare la necessità d’una nuova educazione morale religiosa civile. Per questo, se mi riuscirà, cercherò di cominciare anche la pubblicazione d’una rivista “Vita Nova” con mire ricostruttive. Senza sfuggire al travaglio e ai risultati de l’ultima critica, indicare vie nuove – antiche e nuove – allo spirito umano turbato dalla tempesta sanguinosa, alzare gli animi a più alte speranze, ripetere a tutti la parola serena della verità cristiana che sprona e conforta. Mi riuscirà?

30 gennaio

I circoli neutralisti germanofili mi dicono che sono in grande attività. E va bene. Io riconosco gli spropositi e le debolezze del governo; sono il primo a deplorare alcune gravissime deficienze nella nostra organizzazione militare e più nella preparazione alla guerra e nella susseguente azione della diplomazia; ma – santo cielo! – mi domando che cosa mai vogliono questi deboli eterni borbottoni nell’ora che passa? Che si può fare adesso? Incrociare le braccia e lasciare che bruci la casa? Consumarci nel pettegolezzo ridicolo? Non somigliano un po’ costoro ai loro odiati socialisti che arrestavano senza pietà cogli scioperi delittuosi la vita della nazione? Di loro assumono spesso gli atteggiamenti, le difese, il linguaggio. E sia. Ma abbiano tutti il coraggio allora di non mentire pubblicamente, affermando a parole altisonanti la loro fede patriottica nella vittoria e poi privatamente accasciandosi nell’inezia o, peggio, abbandonandosi a una deprimente propaganda di scetticismo. Sono costoro i più insidiosi e più temibili nemici d’Italia. E forse neppur essi lo sanno. Lo spero almeno, perché ciò li scuserebbe alquanto. Ché penso con angoscioso rammarico a quanti preti ne fanno parte, di quelli pure che predicano e pregano nelle Chiese e scrivono e stampano conferenze e preghiere per la vittoria italiana!!… é il carattere che manca in Italia. Quello che sempre ho notato, l’eterno guaio nostro, produce i suoi frutti. E si sa, ogni albero bacato produce frutti cattivi!