Ai cari Soldati

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Nel novembre 1915 anche dalla Casa di Sua Maestà la Regina Madre ebbi l’offerta di nove balle d’indumenti diversi splendidamente confezionati. Lasciato il Treno Ospedale nel frattempo, per avvicendamento d’ufficio, intensificavo il mio lavoro di propaganda, in condizioni più libere da un lato, più difficili dall’altro, in quanto non avevo più alcuna facilità di movimenti ferroviari e non avevo un soldo a disposizione, non un qualunque stipendiolo più: ero un Cappellano, povero in canna, che s’affaticava, vagabondando senza riposo, per fare quanto più bene gli era possibile ai fratelli combattenti, arso d’amore per la patria, Non sapevo e non potevo staccarmi da chi tanto soffriva pel domani d’Italia, un’Italia che i più d’essi conoscevano assai meno di me. Roma divenne la mia dimora più lunga naturalmente e per la raccolta e per la difficoltà degli spostamenti. Cercai di imbastir Comitati e raccoglier al lavoro gente d’ogni dove, bussando a tutte le porte, facendo appello a tutti i cuori. E accantonavo ogni cosa per l’invio alla fronte presso i Padri del Sacro Cuore dai quali abitavo, in Via della Sapienza 32. S. E. Rosadi, sottosegretario per la Publica Istruzione, m’invitava ad andar da lui il 5 novembre 1915 ” per l’argomento dei libri ai soldati”.

“Ai valorosi soldati d’Italia una piccola friulana, che non ha ancora otto anni, prega e lavora per voi, sicura della vostra vittoria. Evviva l’Italia e tutti i suoi bravi soldati”

[Archivio ONPMI, lettera originale inviata a don Minozzi per i soldati nel novembre 1915]