Padre Semeria e Unità d’Italia

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Ringrazio per la possibilità offertami di parlare di P.Semeria in questa bella cittadina di Amatrice, così tanto legata alla memoria di  P.Giovanni Minozzi, sua città di nascita, culla delle sue Congregazioni e delle sue attività per gli orfani.

 Ad un certo punto della sua vita, P.Minozzi è stato affiancato da P.Giovanni Semeria, che è diventato suo compagno e fratello nelle attività a favore degli orfani. La loro amicizia e collaborazione data dagli inizi della Prima guerra mondiale fino alla morte di P.Semeria nel 1931; poco più, quindi, di una quindicina di anni.

Il mio compito, ora, è di parlare del periodo di vita di P.Semeria antecedente al suo incontro con P.Minozzi, periodo vissuto a tutti gli effetti da Barnabita, in una delle comunità barnabitiche e con incarichi e attività della Congregazione, nella predicazione, nella scuola, ecc. In realtà P.Semeria ha voluto rimanere Barnabita, non è passato alla nuova famiglia religiosa fondata da P.Minozzi (la Famiglia dei Discepoli), anche se si è dato tutto alla nuova attività per gli orfani.

Ma se noi, oggi, ricordiamo ancora il P.Semeria, con le sue ricchezze umane e religiose e le sue molteplici attività nel campo pastorale e sociale, lo facciamo soprattutto perché vediamo in lui l’uomo di Dio, nella cui vita tutto è segnato  e diretto e indirizzato dalla piena adesione al Signore diventata amore sovrabbondante per i fratelli. Non ci interessa un P.Semeria filantropo o iperattivo. Non  per nulla ci sta a cuore, come anche per P.Minozzi, che venga riconosciuta la sua santità attraverso il processo in corso di   beatificazione.

Gli anni della guerra  e l’incontro con P.Minozzi segnano uno spartiacque, un prima e un dopo, ma non nel senso di una “conversione” a qualche cosa che prima non esisteva affatto. Per usare una espressione semeriana, nel primo periodo P.Semeria ha esercitato  “la carità della scienza”, nel secondo “la scienza della carità”.

Essenziali dati biografici

 

–          E’ ligure, di Coldirodi di Sanremo dove nasce nel 1867, ben presto orfano di padre.

–          Studia in collegio dapprima con i Gesuiti a Cremona e poi con i Barnabiti a Moncalieri.

–          Entra dai Barnabiti a 16 anni ed emette la prima professione dei voti religiosi:”Non me ne sono mai pentito, né di averli fatti, né di averli fatti allora”, dirà.

–          Viene ordinato sacerdote a Roma nel 1890 ed esercita il suo ministero sacerdotale per i primi anni a Roma, fino al 1895 e poi a Genova fino al 1912.

–          In “esilio” in Belgio, a motivo delle accuse di modernismo, fino allo scoppio della guerra, poi chiamato ad essere cappellano del Comando supremo di Cadorna. Anni questi di grande crisi psicologica e spirituale.

–          Conosce il cappellano D.Minozzi, e con lui inizia dapprima l’attività in mezzo ai soldati e poi (1919) il cammino  nell’opera per gli orfani di guerra.

–          Morirà di superlavoro nel 1931 a Sparanise (Caserta), a 64 anni.

Personalità complessa e variegata

P. Semeria è certamente una delle personalità più ricche nel panorama ecclesiale degli anni a cavallo dei sec.XIX e XX.

– Portato agli studi filosofici  (Laurea in Lettere nel 1893 e poi di Filosofia nel 1897) e agli studi biblici (spinto anche dal ricco humus culturale che respirava nella sua famiglia religiosa).

– Frequentatore assiduo di amicizie e circoli culturali e religiosi, a Roma soprattutto, a contatto con tante personalità cattoliche e non, del momento, unite da un animo sinceramente aperto al nuovo, al rinnovamento della  Chiesa, alla conciliazione tra cultura, scienza e fede.

– Impegnato nella formazione delle élite borghesi e intellettuali, attraverso la Scuola Superiore di Religione, i cicli di conferenze, ecc.

– Predicatore (Quaresimali in particolari) di fama a livello nazionale, brillante ma solido e fondato sulla Parola di Dio.

– Scrittore prolifico di alto contenuto culturale e scientifico, ma chiaro e discorsivo, quasi il risvolto delle sue capacità oratorie e di predicazione (Dogma, gerarchia e culto nella Chiesa primitiva,  Scienza e fede e il loro preteso conflitto,  Venticinque anni di storia del Cristianesimo nascente, ecc.).

–  Per la sua formazione e per i suoi studi, per l’ambiente della sua famiglia religiosa, si era formato una grande sensibilità e attenzione al fenomeno della modernità, intesa come fermento in atto nella società del suo tempo in trasformazione in ogni campo: della scienza, della tecnica, degli studi e interpretazione della Scrittura e della teologia, del sapere filosofico, portandovi tutto il suo impegno a che i cristiani, lungi dal chiudersi nella conservazione dello status quo,  affrontassero con una solida formazione le sfide poste alla Chiesa e alla coscienza cristiana

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P. Semeria e l’unità d’Italia

La parabola di vita di P.Semeria, è contenuta, in modo molto significativo, in ordine al nostro argomento), entro le date di due avvenimenti chiave del  cammino di unità del nostro  Paese:

  • 1870, Porta Pia, fine del potere temporale della Chiesa con la presa di Roma,
  • 1929, la Conciliazione tra la Chiesa e lo Stato Italiano.

1.  Un primo aspetto del P. Semeria cattolico e italiano è  stato quello relativo  alla composizione della “Questione romana”, che aveva innalzato un muro di silenzio, di resistenza e di protesta del Papa contro lo stato italiano per la fine del potere temporale in seguito alla occupazione di Roma e del Lazio. Bisognava salvaguardare da una parte il  principio di libertà e di indipendenza del Papa e della sua autorità morale e spirituale nei confronti di uno Stato di impronta chiaramente massonica e anticlericale. P.Semeria fu tra quelli che non si auguravano il ritorno a prima del 1870 e che ritenevano che la perdita del territorio non era un male per la missione spirituale del Papa e della Chiesa. Scriveva: “Questa faccenda del non expedit mi dà l’idea di una botte che fa acqua da tutte le parti,  ma non è ancora aperto il rubinetto”

2.   P. Semeria vedeva comunque necessario il superamento della questione romana soprattutto perché vedeva le conseguenze negative dell’allontanamento della gente dalla Chiesa e dalla pratica religiosa e del divieto per i cattolici (il “non expedit”) di partecipare alla vita politica e sociale della nuova Italia, lasciata in mano alle forze massoniche e anticlericali. E additava, una volta concluso lo scoglio della questione romana “ai cattolici d’ Italia nuove battaglie per la libertà della chiesa, per la grandezza della patria”.

3.   P. Semeria era convinto che la nuova Italia dovesse condividere l’ansia di una vera e profonda democrazia, come partecipazione delle masse alla  vita civile, culturale e sociale del Paese  attraverso una formazione e maturazione che impregnasse di principi cristiani la società e che si esprimesse poi anche in una forza politica e partitica adeguata; anche per questo  diede il suo sostegno alla nascita di un forte partito dei cattolici con il Partito Popolare di D.Sturzo. Considerava infatti il partito dei cattolici “come unica forma di azione capace di far rifiorire  il cattolicismo in mezzo a noi”, evitando da un lato il pericolo del clericalismo e dall’altra il pericolo dell’ “osmosi socialista”, consistente nello sperare solamente in una riforma sociale e collettivistica fine a se stessa.

4.   Fin dagli anni giovanili, P.Semeria si dimostrò sensibile alle miserie e alle necessità di poveri, ammalati e bisognosi. Da studente, a Roma, ogni venerdì dispiegò il suo apostolato nella “palestra del dolore”, visitando gli ammalati e feriti sul lavoro o per delitti, presso l’ospedale della Consolazione, e poi, nei suoi primi anni di attività sacerdotale si recava nel misero quartiere di S.Lorenzo al Verano. Qui maturò la sua visione della “questione sociale”, non tanto in termini di rivendicazione e di lotta di classe, ma come attuazione  della “scienza della carità”, per offrire non solo elemosina, ma  dare la possibilità di lavorare e strappare dalla miserie tante famiglie.

Per lui la questione sociale era  “l’eredità del secolo” e la sua soluzione la vedeva affidata soprattutto a un forte partito cattolico, che non doveva essere prima di tutto un partito di progresso  e di riforme, ma fautore di una grande riforma culturale per l’attuazione di un programma di restaurazione  cristiana. Il P.Semeria si faceva propugnatore di un cristianesimo vivo, operoso e progressista, costatando poi con amarezza che la vicenda antimodernistica l’aveva reso “paralizzato e paralizzante”. Era convinto della necessità di “preservare questa Chiesa dalle influenze che la riducono a un povero strumento di  reazione, quando dovrebbe essere una grande forza ideale di progresso”.

5.  Un altro contributo che Semeria diede alla costruzione del Paese fu  lo  studio amoroso alla eredità culturale, artistica e religiosa dell’Italia, attraverso la conoscenza e la diffusione dei grandi del nostro Paese, gli artisti, gli scrittori (Dante in modo particolare, fino all’ultimo grande al suo tempo, il Fogazzaro), i santi: tutti li vedeva come i grandi costruttori della coscienza del Paese e un potente aiuto a portare valori umani e cristiani nel cammino di maturazione degli Italiani. Si ricordano tante conferenze da lui date persino al fronte, e in particolare ai nostri connazionali all’estero: in Belgio, in Svizzera, in America, dove aveva lavorato o dove veniva invitato da Associazioni italiane.

6.  Dibattuta è la posizione di P.Semeria nei confronti della grande guerra del 1915-18. Fu nazionalista, interventista, guerrafondaio: tutto è stato detto nei  suoi confronti.. Di fatto allo scoppio della guerra egli si trovava in Belgio e in attesa degli eventi dell’Italia fece domanda con altri preti italiani all’estero per diventare cappellani dell’esercito per essere vicini come preti a tanti poveri soldati; venne poi assunto dal Gen. Cadorna (della cui famiglia era molto amico) come cappellano dello  Stato maggiore.

– Certamente la guerra fu per lui  “un caso di coscienza” sul quale scrisse e parlò molto, durante e dopo il conflitto. E non fu facile per lui, pacifista di carattere e di scelte religiose, trovarsi implicato nel conflitto. Scriveva: “Noi dobbiamo essere idealmente contro la guerra, pur disposti a subirne energicamente la realtà quando questa si imponesse”.

– Pur lontano dalla fraseologia retorica degli interventisti, volle nella pratica “sfatare il pregiudizio di incompatibilità tra patriottismo e cattolicismo”. Ma i dubbi e anche le contraddizioni sul piano teorico svaniscono di fronte all’impegno di carità e assistenza svolto presso i  soldati, così da non temere di raggiungerli nel teatro delle operazioni. Secondo le parole di uno storico (P.Brezzi) “egli fu tutt’altro che un avventato banditore della mistica del sangue o del nazionalismo egoistico; però quando la Patria fu chiamata a uno sforzo supremo, ubbidì e fece il suo dovere fino in fondo, prodigandosi nelle iniziative di carità e assistenza, spiegando il Vangelo domenicale al Comando supremo, rintuzzando le accuse mosse ai cattolici, mantenendo i contatti con persone di ogni fede e condotta”.

– E’ proprio in questo periodo di guerra che P.Semeria dovette affrontare uno dei momenti più bui della sua vita: una grave forma di nevrastenia acuta, alla quale concorsero sia gli orrori della guerra sperimentati al fronte, sia le conseguenze causate dalla sua posizione di accusato di modernismo e che avrebbe portato alla condanna del suo principale libro “Scienza e fede”, se non ci fosse stata la guerra e il conseguente passaggio di P.Semeria alla seconda fase della sua esistenza a servizio della carità verso gli orfani: dalla carità della scienza, alla scienza della carità.

In realtà, la sua adesione al modernismo era apertura, da condurre con discernimento e profonda preparazione culturale, ai profondi cambiamenti  avvenuti nel mondo politico, culturale, scientifico e religioso che i tempi, siamo nella seconda metà del sec.XIX, comportavano e che spesso trovavano chiusure, diffidenze, e paure nei cristiani, facendo loro perdere occasioni per essere luce e sale del mondo.

 Non dobbiamo dimenticare, a modo di conclusione, che in P.Semeria, l’interesse, l’amore e la partecipazione alle vicende e ai progressi dell’Italia fa tutt’uno con l’amore e la dedizione per la Chiesa;  e il bene per il progresso civile, politico e culturale del Paese è strettamente connesso con il progresso e la riforma della Chiesa

(P. Giovanni Villa, Barnabita)